domenica 26 gennaio 2014

“Sette per Otto?” .. “Cinquantaquattro!”


Se chiediamo ad un gruppo di adulti quanto si sentono abili con i calcoli, una parte di loro risponderà, sorridendo, che non sono mai stati bravi in matematica. Eppure ognuno di loro ricorda le pagine zeppe di operazioni svolte sul quaderno di scuola e gli interminabili pomeriggi dedicati a memorizzare quelle precise sequenze di moltiplicazioni meglio note come tabelline.


E’ pensiero comune che esista una predisposizione specifica per la matematica, come se gli scarsi risultati in questa materia avessero un’origine genetica. In realtà meno dell’uno per cento circa della popolazione presenta fin dalla nascita un disturbo specifico dell’apprendimento chiamato discalculia e che giustifica le persistenti difficoltà nella lettura e scrittura dei numeri, nelle procedure nel calcolo e/o nell’acquisizione dei fatti aritmetici (tabelline, calcoli semplici,..). I rimanenti, invece, rientrano nella fascia dei cosiddetti “falsi positivi”, ovvero un campione che presenta un profilo di difficoltà matematiche simile a quello di un discalculico, ma non lo è.

Quando sospettare una discalculia? Nei bambini di 5 anni è segnale identificativo la difficoltà nel memorizzare la sequenza dei  numeri, nell’apprendere le regole del conteggio e nel memorizzare la quantità delle dita. Nell’adulto, invece, un segnale rilevante è la lentezza nel calcolo mentale o la complessità nel gestire mentalmente le quantità. In presenza di una mera difficoltà, un training specifico ottiene, a qualunque età, risultati sorprendenti in breve tempo, mentre nei casi di discalculia ciò non accade e l’automatizzazione dei processi di calcolo è davvero faticosa. Per tale ragione, prima di confermare un’ipotesi diagnostica di discalculia è preferibile potenziare le abilità carenti e verificare la loro “resistenza al trattamento” poiché, se non si tratta di un disturbo, le difficoltà verranno facilmente colmate.

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