giovedì 3 ottobre 2013

Mio figlio è molto vivace.. lo mando a fare Psicomotricità così si sfoga un po'..



“...è la qualità della presenza
che aiuta il cambiamento”

Quanti di noi hanno sentito parlare di psicomotricità senza mai capirne effettivamente il significato? Con il termine psicomotricità si intende una completa integrazione tra mente (psico) e corpo (motricità), ma anche una disciplina che intende supportare i processi di sviluppo dell’infanzia, valorizzando il bambino come essere di globalità, che manifesta e realizza sé stesso attraverso la pienezza della propria azione nel mondo. 

La psicomotricità utilizza come strumento principale il gioco nel quale il bambino porta sé stesso, il suo vissuto, il suo stato d’animo e nel quale può sperimentarsi e realizzare i propri sogni. Il bambino matura a partire dall’esperienza corporea ed è qui che la psicomotricità diventa fondamentale. Egli apprende di più attraverso l’azione e il piacere che essa genera che attraverso altre modalità.
La psicomotricità italiana ha vissuto in questi trent’anni una graduale trasformazione all’interno dell’ambito sociale, proponendosi non solo come dimensione riabilitativa, rivolta ai bambini con diverse tipologie di deficit, ma anche come esperienza educativa originale, in cui i bambini potessero vivere la dimensione ludica, potenziando le proprie abilità motorie, sociali, comunicative.
Nell’intervento psicomotorio il ruolo dell’adulto si delinea nella funzione specifica di facilitatore per far emergere le risorse autentiche del bambino, adottando un atteggiamento di ascolto ed osservazione di ciò che il bambino realizza nel gioco, dando spazio alla sua azione spontanea. Offre una vera e propria ‘palestra emotiva’, dove è proprio la capacità di regolazione e di condivisione delle emozioni ciò che è messo in gioco attraverso il gruppo e il setting in cui il gioco trova forma, concretezza e contenimento.
Le figure professionali che si occupano di questa disciplina sono gli psicomotricisti e i terapisti della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva. Mentre i primi svolgono la loro funzione in ambito educativo preventivo, i secondi rientrano nella categoria delle professioni sanitarie e svolgono interventi di prevenzione, terapia e riabilitazione delle malattie neuropsichiatriche infantili, nelle aree della neuro-psicomotricità, della neuropsicologia e della psicopatologia dello sviluppo.
Caratteristica propria del TNPEE è quella di adattare gli interventi alle peculiari caratteristiche dei bambini, individuando, elaborando e progettando interventi preventivi e di riabilitazione cuciti ad hoc sul bambino. La proposta (singola o in piccolo gruppo) dunque, viene presentata a partire dall’osservazione del singolo bambino e non ha solo lo scopo di attivare i potenziali evolutivi (valorizzando le dimensioni relazionale tra adulto-bambino, del gruppo naturale dei pari, ludica e creativa), ma anche quello di accogliere l’espressività emotiva intervenendo strategicamente in base alle richieste/difficoltà del bambino. La psicomotricità, quando viene praticata da professionisti realmente preparati e competenti, non mette a disposizione uno spazio e un tempo nel quale lasciar sfogare il bambino, ma offre uno spazio e un tempo significativi nei quali il bambino si può sentire accolto nella sua unicità e rassicurato in un clima di fiducia. Sulle azioni che porta, si possono stimolare dei cambiamenti che siano più funzionali ed adeguati alle relazioni sociali e allo sviluppo degli apprendimenti.

A cura di
Dott.ssa Marta Vecchiato
Terapista della Neuro e
Psicomotricità dell'età evolutiva

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